domenica 25 marzo 2012

Henri Cartier Bresson - mostra a Torino

Henri Cartier Bresson credeva che ogni azione, ogni soggetto, ogni situazione vivesse prima o poi un momento decisivo, un attimo importante, da fotografare.
Un fotografo che ha testimoniato il secolo scorso, anche attraverso la pittura, con i suoi scatti su momenti storici rilevanti o quotidiani. Un artista che ha trovato essenziale viaggiare per nutrire la sua arte, perchè le sue Leica non fossero passatempo, ma occhio vigile sulla realtà, in ogni declinazione.
Ha fotografato la storia, la miseria umana, attori del cinema e scrittori, con uno stile in bianco e nero senza virtuosismi, ma fatto i occhio, cuore e anima allineati, come diceva spesso.
A Torino fino al 24 giugno 2012 c'è sua una mostra di 180 foto a Palazzo reale. Ci sono andata ieri e ne sono uscita emozionata.

Non amo particolarmente "quel" genere di foto, soprattutto dedicato a volti e persone.
Ma è inevitabile restare affascinati dagli scatti sopravvissuti all'autore, immagini in perpetuo movimento. Pioggia, polvere e occhi sembrano scaturire dalle cornici in un'azione immortale.
Ed ho scoperto, da profana, da fotografa della domenica con un'inclinazione per la pellicola, che per fare una splendida foto non è importante la macchina fotografica, la messa a fuoco, il rullino di marca o il soggetto.
E' essenziale invece la luce che gioca con le linee in una geometria armoniosa di forme.
Non serve che tutto sia nello scatto, serve invece che il fotogravo "veda" con gli occhi dell'anima quel momento decisivo, quella perfezione quasi pittorica nella scena.
La premonizione di una visione attraverso l'occhio del fotografo e della macchina. Che sia una Leica, una Diana Mini, una canon digitale ultimissimo grido.
Non esiste ritocco di Photoshop che possa migliorare una foto priva di questo disegno.



Tutte le foto sono di proprietà della FONDAZIONE HENRI CARTIER BRESSON

domenica 18 marzo 2012

KEEP CALM & CARRY ON - the beginning

Una libreria storica, un tempo stazione ferroviaria, in cui viene voglia di andare a trascorrere un pomeriggio nella OLD WAITING ROOM.
Si tratta della Barter Books e della vera storia dell'arcinoto slogan KEEP CALM AND CARRY ON, ideato dal governo inglese (assieme ad altri due slogan) nel 1939 per sorreggere il morale del popolo britannico all'inizio della Seconda Guerra Mondiale.
Qualche anno fa il poster fu scoperto appunto nella libreria Barter Books, in una scatola di vecchi libri vinti ad un'asta, generando un entusiasmo ed una diffusione imprevisti.
Qui il negozio ufficiale della libreria che propone i tre poster originali. e qui uno dei tanti shop on line che propone tovaglie, tazze, poster e altri gadget.

La Barter Books è una tra le 20 librerie più belle al mondo. Seguirà un post a rriguardo, intanto, a voi la storia


e qualcuna delle declinazioni più simpatiche:









FONTE NOTIZIA: blog BLOGGING WOLF

giovedì 15 marzo 2012

COME UNA VEGLIA IRLANDESE – Sabato 17 marzo ore 18 CS LIBRI Via Ormea 69, Torino

 Sabato 17 marzo alle ore 18 la libreria/casa editrice CS Libri invita i suoi lettori presso la propria sede in via Ormea 69 a Torino per quella che Massimo Citi chiama “una veglia irlandese”. Dopo 37 anni la libreria chiude per diverse ragioni, e l’idea è quella di salutarla degnamente, con cibo, libri e amici.
Il naturale progresso umano porta inevitabilmente alla chiusura di alcuni luoghi, di esercizi commerciali. Ma quando chiude una libreria sono sempre triste.
E-book, grandi catene negli ipermercati, vendite on line, tutto ha contribuito a questo risultato. Ma anche la pigrizia del lettore italiano, che si avvicina preferibilmente alla tecnologia telefonica piuttosto che leggere.
Basta guardarsi attorno, negli studi d’attesa, negli autobus, nella pausa pranzo al lavoro. Nessuno legge.
Ma se alla stessa ora potessimo teletrasportarci in varie città all’estero, nel mondo, saremmo sorpresi da quanti trascorrono i tempi morti tra un’attività e un’altra ANCHE leggendo.
Non è una crociata anti-modernità, io adoro la tecnologia. Ma i libri ci trascinano dentro un territorio che sta diventando sconosciuto, l’immaginazione.
Il mondo è ormai una sequenza di immagini e suoni digitali a velocità folli, che non lasciano il tempo di pensare, di alzare al testa e sognare.
La fantasia è sempre più connessa ad una macchina che sia un portatile, un iPad, un software evoluto di grafica.
Ma i libri con la loro fisicità ci ricordano la nostra natura umana e mortale, che ci illudiamo di dimenticare credendo all’immortalità della rete e alla reperibilità perpetua.
Una libreria che chiude va quindi salutata gioiosamente, all’irlandese, per quello che è stata, per i lettori che hanno trovato nella CS Libri un punto di riferimento, un posto dove passare al sabato pomeriggio, delle edizioni coraggiose di narrativa fantastica e horror.
A SABATO!

martedì 13 marzo 2012

Photographic Cosplay - BGZ Studios

Ho trovato questo video della BGZ Studio, in cui strappano pagine di fumetti per costruire l'economico sfondo al set fotografico (fotocopie no?)

l'idea non è male: cercano di creare fotografie realistiche, con effetti speciali senza avere i mezzi della Paramount Pictures.
Esiste un sito  ed un blog . Quello che non mi convince tanto sia in questa sessione che in quella di Emma Frost è che le cosplayer non sono...adatte secondo me, ma credo che Cyberluke possa commentare meglio di me in quanto esperto.
Sono esigente in fatto di X-Men, e questa Dark Phoenix mi sembra un po' tappa e senza attitude, mentre Emma Frost non è lontanamente simile a quella di Greg Horn, anzi è piuttsoto depressa e svogliata, due cose che Emma non è...MAI.
Cercando nella rete ho potuto appurare che molte si sono cimentate durante le comicon a impersonare la White Queen, ma onestamente non ho ancora trovato una Emma degna, a parte forse...questa.

giovedì 8 marzo 2012

INTERNATIONAL WOMAN DAY

Non cominciamo, per favore.
Niente mimose, e niente sordidi incontri con amiche ottuagenarie per strappare il filo interdentale dalle chiappe dello spogliarellista arancione per le lampade e la ceretta total body.
A questo abbiamo ridotto una ricorrenza che potrebbe invece essere momento di confronto intellettuale, di letture di conferenze a livello internazionale, persino di concerti stile 1 maggio. Ma non con le sciacquette Laura Pausini e consorelle. Vorrei sul palco le donne incazzate del rock, quelle che non si vedono mai su MTV perchè non sono abbastanza poppute e scosciate o scodinzolanti come l'insipida Shakira.
Letture illuminate, dibattiti, mostre fotografiche, proiezione di film che testimoniano le battaglie per la conquista della parità, l'affermazione nell'arte, nei mestieri socialmente identificati al maschile.

Ecco cosa troviamo su wikipedia riguardo alla festa della donna:

WIKIPEDIA.IT
La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. In Italia questa celebrazione si è tenuta per la prima volta nel 1911: nel 2011 si è tenuto il primo centenario.

WIKIPEDIA.ORG
International Women's Day (IWD), originally called International Working Women’s Day, is marked on March 8 every year. In different regions the focus of the celebrations ranges from general celebration of respect, appreciation and love towards women to a celebration for women's economic, political and social achievements. Started as a Socialist political event, the holiday blended in the culture of many countries, primarily Eastern Europe, Russia, and the former Soviet bloc. In many regions, the day lost its political flavour, and became simply an occasion for men to express their love for women in a way somewhat similar to a mixture of Mother's Day and St Valentine's Day. In other regions, however, the original political and human rights theme designated by the United Nations runs strong, and political and social awareness of the struggles of women worldwide are brought out and examined in a hopeful manner.

Partendo da una lotta politica e sociale dalle radici socialiste e comuniste per il diritto al voto, il diritto ad una vita professionale e privata senza discriminazioni di genere, alle proteste in piazza in tutto il mondo occidentale allora ditemi, come si è arrivati al banale ciuffo di mimose, allo spettacolino misero e squallido del palestrato nudo, ad una ricorrenza utilizzata da donne sposate autocastranti che approfittano una volta l'anno di "concedersi" una sera di libertà? Essere una donna indipendente non vuol dire essere femminista o arrapata all'8 marzo. Significa non cedere di fronte alla comodità della dipendenza economica, significa alzare la voce davanti all'ingiustizia di genere, significa far notare che dire "è una cosa da donna" è dispregiativo, far notare che non siamo geneticamente predisposte a fare i "lavori di casa" o ad accudire i figli, che non dobbiamo rinunciare alla vita professionale per la prole a favore dell'uomo.
Dovrebbe essere non una rimpatriata tra qualche carampana in attitudine da adolescente, ma una ricorrenza da celebrare con gli uomini, con i compagni (di vita), con i figli maschi, proprio per "educarli" qualora ce ne fosse ancora bisogno, per farsi aiutare nella lotta perpetua del rispetto, dell'equiparazione dei carichi familiari, degli stipendi,della considerazione sociale.
Non si tratta di un appello ad essere "bacchettone", la vita sessuale resta  personale, libera e allegra.
Ma non possiamo in un giorno così importante rapportarci al maschio per denudarlo, quindi sottometterlo, alla "vecchia e solita maniera" dei maschi allupati nei peep show.
Dovremmo invece celebrare le conquiste ottenute da donne d’eccellenza e gli uomini che hanno sostenuto il loro successo.
Laddove per successo non intendo soltanto la fama o la ricchezza, ma un qualsiasi tipo di traguardo verso la parità ed il rispetto dei diritti al femminile.
Non dimentichiamo inoltre che le violenze domestiche e non perpetrate sulle donne passano troppo spesso impunite o sono risolte con pene irrisorie rispetto ai danni psicologici e fisici subiti. Su questo nessuna donna e nessun uomo che abbia a cuore la sicurezza della propria compagna, figlia, madre, amica, collega può chiudere gli occhi. A questo dovrebbe servire l’8 marzo, a far mobilitare anche il genere maschile, non a dire “che bello stasera sono libero perchè lei esce con le amiche”. Dobbiamo evolverci, e dobbiamo farlo in fretta.
Ho preso un luogo a caso in Uk, il sito web dell'Università di Edinburgo per curiosare tra le iniziative che sono “leggermente” diverse dalle nostre: qui i dettagli http://www.ed.ac.uk/news/all-news/gregory-020212
Per imparzialità di cronaca, il sito dell'Università di Milano propone anche una conferenza sull'imparzialità di genere http://www.unimi.it/news/54494.htm. Ma ho sempre l'impressione che da noi si salga in cattedra e basta, mentre altrove, in quel di Edinburgo ad esempio, si cerchi si di far parlare professionisti o scienziati, ma poi di mettere le "mani in pasta" tutti insieme con concerti, scrittura creativa e molte altre iniziative che coinvolgono "persino" le donne e gli uomini comuni.
Happy International Women Day.

FONTI

lunedì 5 marzo 2012

PURPLE RAIN

Appunto e compro da diverso tempo titoli dei film sulla musica, sulle band o con argomento principale la musica che mi sono capitati a tiro, sia che mi piacciano oppure no.
Controversi e un po' messi da parte, rappresentano dei cult da ripercorrere anche solo per ricordare periodi in cui i capelli venivano cotonati e le spalline impazzavano in orride magliette fosforescenti, come in questo caso.

Ho tre modi di pensare ad un film ed inauguro qui ed ora la stagione di cvitica  cinematogvafica(per citare Lucia nel suo imperdibile articolo):

FAVORE DI PUBBLICO: Le peripezie di un adolescente di talento musicale alle prese con problematiche familiari e amori giovanili. Ottima colonna sonora.
SFAVORE DI PUBBLICO: Un tamarro picchiato (giustamente) dal padre per come si concia quando esce di casa. Moto da Folie Bergère e donnine svestite e poppute non salvano la pellicola. Colonna sonora moscia e ripetitiva.

CRITICA INTELLETTUALE: Una pellicola introspettiva senza tempo sulla filosofia adolescenziale americana e sulla ricerca di indipendenza osteggiata da un ambiente familiare afissiante e malato. L'amore, pur manifestato con turbamenti acerbi, non resta puro divertissement, ma declina la struttura narrativa dell'opera suprema di Prince, musicista ed attore di primitiva matrice neorealista.


Ho visto questo film per la prima volta in Francia, nel 1984. Primo viaggio all'estero, bagordi e nottate in bianco da quattordicenni.
Il film era un evento attesissimo, strombazzato persino dalle tv europee.
Nonostante la trama debole e un pesante maschilismo di fondo (non inusuale in tutta la produzione cinematografica degli anni '80), il film resta un film cult soprattutto per la colonna sonora che ha trainato la pellicola.
Il ruolo di Apollonia fu inizialmente offerto a Jennifer Beals (Alex Owens in Flashdance, 1983), ma lei rifiutò preferendo Yale (o avendo sentore della sceneggiatura pietosa, cosa più probabile, ma fa più puzza sotto al naso dire "preferisco Yale").
Nonostante il parziale insuccesso della pelliccola è stato caparbiamente prodotto un sequel che nessuno conosce, nemmeno io, che si chiama Graffiti Bridge in cui  Prince si atteggia ancora di più (se umanamente possibile).
Per i curiosi esteti che amano la vita spavalda su due ruote ed un pizzico di fru fru, la moto guidata dal centauro più basso della storia umana è una Hondamatic viola CM400A del 1981.
Senza sapervi spiegare il perchè resta in ogni caso un film cult (anche per me), zeppo di assurdità anni '80 e con una delle original sountrack più conosciute del decennio.


Fonte locandina qui
Fonte immagine moto qui