Non cominciamo, per favore.
Niente mimose, e niente sordidi incontri con amiche ottuagenarie per strappare il filo interdentale dalle chiappe dello spogliarellista arancione per le lampade e la ceretta total body.
A questo abbiamo ridotto una ricorrenza che potrebbe invece essere momento di confronto intellettuale, di letture di conferenze a livello internazionale, persino di concerti stile 1 maggio. Ma non con le sciacquette Laura Pausini e consorelle. Vorrei sul palco le donne incazzate del rock, quelle che non si vedono mai su MTV perchè non sono abbastanza poppute e scosciate o scodinzolanti come l'insipida Shakira.

Ecco cosa troviamo su wikipedia riguardo alla festa della donna:
WIKIPEDIA.IT
La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. In Italia questa celebrazione si è tenuta per la prima volta nel 1911: nel 2011 si è tenuto il primo centenario.
WIKIPEDIA.ORG


Dovrebbe essere non una rimpatriata tra qualche carampana in attitudine da adolescente, ma una ricorrenza da celebrare con gli uomini, con i compagni (di vita), con i figli maschi, proprio per "educarli" qualora ce ne fosse ancora bisogno, per farsi aiutare nella lotta perpetua del rispetto, dell'equiparazione dei carichi familiari, degli stipendi,della considerazione sociale.
Non si tratta di un appello ad essere "bacchettone", la vita sessuale resta personale, libera e allegra.
Ma non possiamo in un giorno così importante rapportarci al maschio per denudarlo, quindi sottometterlo, alla "vecchia e solita maniera" dei maschi allupati nei peep show.
Dovremmo invece celebrare le conquiste ottenute da donne d’eccellenza e gli uomini che hanno sostenuto il loro successo.
Laddove per successo non intendo soltanto la fama o la ricchezza, ma un qualsiasi tipo di traguardo verso la parità ed il rispetto dei diritti al femminile.
Laddove per successo non intendo soltanto la fama o la ricchezza, ma un qualsiasi tipo di traguardo verso la parità ed il rispetto dei diritti al femminile.
Non dimentichiamo inoltre che le violenze domestiche e non perpetrate sulle donne passano troppo spesso impunite o sono risolte con pene irrisorie rispetto ai danni psicologici e fisici subiti. Su questo nessuna donna e nessun uomo che abbia a cuore la sicurezza della propria compagna, figlia, madre, amica, collega può chiudere gli occhi. A questo dovrebbe servire l’8 marzo, a far mobilitare anche il genere maschile, non a dire “che bello stasera sono libero perchè lei esce con le amiche”. Dobbiamo evolverci, e dobbiamo farlo in fretta.
Ho preso un luogo a caso in Uk, il sito web dell'Università di Edinburgo per curiosare tra le iniziative che sono “leggermente” diverse dalle nostre: qui i dettagli http://www.ed.ac.uk/news/all-news/gregory-020212
Per imparzialità di cronaca, il sito dell'Università di Milano propone anche una conferenza sull'imparzialità di genere http://www.unimi.it/news/54494.htm. Ma ho sempre l'impressione che da noi si salga in cattedra e basta, mentre altrove, in quel di Edinburgo ad esempio, si cerchi si di far parlare professionisti o scienziati, ma poi di mettere le "mani in pasta" tutti insieme con concerti, scrittura creativa e molte altre iniziative che coinvolgono "persino" le donne e gli uomini comuni.
Happy International Women Day.
FONTI
Interessante riflessione... non ho mai "festeggiato" questa ricorrenza (se così vogliamo chiamarla) e soprattutto, come hai detto tu, trovo abbastanza squallido il modo di festeggiarla andando a vedere spogliarellisti e altre bestialità!
RispondiEliminaUn post molto ben argomentato, devo dire. Mi è piaciuto molto! Il problema, in fin dei conti, è culturale e molto spesso vengono additati solo i sintomi.
RispondiEliminaMi permetto di segnalare anche una conferenza tenutasi nella mia università (http://www.unimib.it/link/evento.jsp?8142717782522983340). Di iniziative ce ne sono anche da noi, ma sono forse meno vissute. E purtroppo l'accademia non è estranea alle discriminazioni di genere.
Vero, ma uomini come te che lo notano possono are la differenza!
EliminaGrazie per la segnalazione!
Sottoscrivo completamente. Le «mie» donne non vanno a vedere i maschioni nudi - buon per me - ma si incazzano facile se qualcuno inserisce un «... voi donne» o «... cose da donne» nel discorso. «Donne» usato da aggettivo piuttosto che da sostantivo. Se uno prova a girarlo al maschile il risultato è ridicolo o inquietante. «... Voi uomini» sembra l'attacco di un discorso da Vogon.
RispondiEliminaSono d'accordo.
EliminaE mi arrabbio anche quando sento dire "gli uomini sono tutti ugualI" "roba da uomini" "gli uomini non ci arrivano" etc etc...
E' la stessa discriminazione, e non è giusta.
Sottoscrivo in pieno. Oltretutto per come viene festeggiato l' 8 Marzo diventa solo una grandissima ipocrisia.
RispondiEliminaIl giorno delle donne (anche se preferirei parlare più di uguaglianza dovrebbe avvenire 365 giorni all'anno.
Parole sante.
EliminaCiao lady!
RispondiEliminaFinalmente ho trovato il tuo blog!
Bel post che mi riguarda da vicino visto che in questo periodo mi sento schizzofrenica.
Normalmente faccio un lavoro "da uomo" ma in questo periodo della mia vita con i due bambini "finalmente mi comporto da donna".
Ahhh se la gente sapesse quello che penso quando se ne esce con 'ste frasi...
Cily
Ti capisco.
EliminaMe lo sento dire da una vita!
Ma benvenutaaa! Sono troppo contenta che sei passata di qua. onoratissima!
Purtroppo ormai c'è la tendenza a commercializzare e omologare ogni data: il natale diventa il giorno dei regali e pasqua il giorno della cioccolata (ovviamente la ricorrenza dovrebbe risvegliare altri pensieri, ma...)
RispondiEliminaL'8 marzo non fa eccezione: un corteo in strada non fa girare quattrini, i locali esauriti per lo strip-tease maschile sì.
Purtroppo questo è il capitalismo: trasformare ogni cosa in un prodotto commerciabile.
Tristemente vero. 1 maggio, San Valentino, qualsiasi cosa viene messa in vetrina mesi prima e commercializzata fino alla nausea.
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