domenica 10 luglio 2016

Perchè vai al Gay Pride?

Torino, 9 luglio 2016, giorno del 10° Gay Pride ore 17.
In mattinata, incontrando degli amici, mi è stato chiesto "Perché vai al Gay Pride"? Invero pensavo fosse palese il motivo, ma evidentemente non lo è, e spiego molto volentieri le mie ragioni.
Io godo di diritti per cui non ho combattuto. Il diritto a votare, la parità (non ancora completa) tra uomo e donna, il diritto alle ferie, e molti altri "privilegi" che ormai diamo per scontati.
Non lo sono affatto, ed in molti Paesi più arretrati non esistono ancora.
In Italia qualcuno ha lottato perché io potessi goderne. Non tutte le persone che hanno combattuto per il diritto al voto delle donne era donna, magri erano mariti, amici, simpatizzanti, ALLEATI.
Ed io sono un'alleata del movimento gay, come lo sono per i diritti degli animali, delle donne e di tutte quelle anime che hanno bisogno del mio sostegno.
E' importante scendere in piazza e sostenere i diritti degli altri, anche se non cambierebbero di una virgola le nostre vite.
Serve a tenere lontano l'odio, che combina tanti, troppi guai. Sembrano cose separate, ma odio verso i gay, verso gli immigrati, verso le persone di colore o nazionalità diversa, verso le donne con conseguenti discriminazioni, segregazioni, imposizioni o femminicidi SONO COLLEGATI.
E' il negare ad un altro quello che ho io e non è giusto. Il mondo deve essere uguale per tutti, bisogna avere in dotazione la vita e gli stessi diritti, la spessa possibilità di scegliere.
C'è qualcuno che con odio e rabbia non accetta tutto questo, ma per cambiare le cose dobbiamo scendere in piazza. Magari non accadrà nulla di nuovo nell'immediato, ma è per dire "IO CI SONO E SONO AL VOSTRO FIANCO".
Mi è capitato di leggere beceri e medievali commenti, come di sentirne ieri in autobus al ritorno dalla manifestazione, del tipo "eh ma con tutti i problemi che ci sono questi fanno festa e basta, ci sono cose più importanti come la mancanza di lavoro o i poveri". Rispondo a queste persone ottuse, grette e mentecatte che c'è spazio per scendere in piazza per qualsiasi tematica e nessuna esclude l'altra. Inoltre la politica del "mi occupo del mio fazzoletto di terra degli altri fregauncazzo" non è accettabile. Non ci sono problemi più importanti di altri, perché ognuna di queste persone vive dei disagi reali, dei problemi REALI che sono da risolvere al presto.
Penso al diritto di scegliere se sposarsi o meno, al diritto di adottare, al diritto di lasciare in eredità all'amore della propria vita anziché ad anonimi e magari stronzi parenti. E non sono drammi reali questi?
Di solito chi muove queste critiche non scende in piazza nemmeno per lavoro e povertà, anzi magari vede un barbone o un immigrato e si volta dall'altra parte prendendo uno degli smartphone dalla borsa per scrivere di calcio o ricette.
Aggiungo un'ultima cosa: mi piace andare al Gay Pride perché è la manifestazione più pacifica, colorata e allegra a cui abbia mai partecipato.
Peace & Love.



****NOTA: Chiunque voglia essere cancellato dalle foto può contattarmi e la foto verrà rimossa immediatamente.



























domenica 4 ottobre 2015

Guy

Certi giorni dell'anno vorrei non arrivassero mai, come questo, in cui un musicista strepitoso, e prezioso amico, non ha più suonato tra noi.
Ricordo perfettamente il giorno in cui l'ho conosciuto: io ed Elena, una mia compagna di scuola, eravamo solite intrattenerci in una sala giochi vicino casa mia, il Play & Replay. Videogiochi e forse il primo video jukebox della città, punk, rockabilly, metallari e dark.
Lui e Gaetanino si sono seduti al nostro tavolo, e tra mille chiacchiere sulla musica è passata la serata.
Esattamente trentanni fa, ma è come non fosse passato che un giorno.
Ricordo tutto, i brani in classifica, come eravamo vestiti, l'odore del posto, il colore dei tavolini, cosa abbiamo bevuto. Ricordo il suo giubbotto di pelle, con la scritta South Boys. I pantaloni neri e gli stivali, il ciuffo rockabilly di entrambi e l'odore della brillantina Linetti.
La sua musica era - e resta - indimenticabile. Sentirlo suonare è stato un regalo per me. Vedere con quale passione si può amare la musica, scrivere, arrangiare, perseverare nel volerne fare una professione, riuscire a salire sul palco di Chuck Berry e suonare per lui.

Forse avrebbe da ridire, ma il brano che in assoluto me lo ricorda di più a parte ogni singolo pezzo degli Stray Cats, è Bobby Jean, di Bruce Springsteen, specialmente in questo passaggio:

"Me and you we've known each other ever since we were sixteen
I wished I would have known I wished I could have called you
Just to say goodbye bobby jean

Now you hung with me when all the others turned away turned up their noise
We liked the same music we liked the same bands we liked the same clothes".

Essere adolescenti e "alternativi" non era facile in una città come Bari. Ma Guy aveva visto in me qualcosa di buono, incoraggiandomi ad essere come volevo senza badare a quello che dicevano gli altri, e questo mi aveva dato enorme sicurezza. E' stato un grande insegnamento che non ho mai dimenticato, come le conversazioni sui libri horror, o su Brian Setzer, Eddie Cochran e Gene Vincent, Thelonius Monk e Gerry Mullighan, Dave Brubeck e Fred Buscaglione, le origini dell'r&b o Jerry Lee Lewis, c'era sempre da imparare dalle sue storie sulla musica.

Ogni qualvolta una singola nota di rock'n'roll risuonerà in una radio, o da un vinile, o nell'alito di un sassofono in qualsiasi parte del mondo lui sarà con noi.

Ciao Guy.


Nota: video di proprietà dei Rock'n'Roll Kamikazes

martedì 1 settembre 2015

Wes Craven

Ho iniziato a guardare film horror assieme a mio padre, di nascosto, perché mia madre si arrabbiava un sacco. Ero adolescente e rispetto alle mie coetanee avevo gusti bizzarri: i film cinesi e giapponesi, la musica metal, l'horror, la fantascienza, l'informatica, i fumetti Marvel, i cartoni dei robottoni giapponesi. Mio padre adorava i film horror. E la fotografia, due delle cose che ho ereditato da lui.
Questo mi è venuto in mente quando ho letto della morte di Wes Craven.
E' curioso quanto possa fare effetto una notizia appresa sul web, relativa alla morte di uno sconosciuto - seppur illustre - a miglia di distanza.
Il primo film horror al cinema è stato proprio Nightmare, dal Profondo della notte. Una mia amica aveva accesso al cinema di famiglia, per cui pur non avendo l'età adatta, quel pomeriggio abbiamo potuto conoscere Wes Craven. E che incubi! Per anni ho sognato di tanto in tanto Freddy Krueger che cercava di farmi a fette nei sogni, e riguardandolo ieri sera confesso di restare ancora turbata.
Il film invecchia benissimo.
Tornando al dispiacere della morte di Craven, ogni regista che suscita in me una emozione profonda (e sono pochi perché ho gusti difficili) mi diventa di famiglia, di qualsiasi genere si tratti. Ma il regista horror, che muove corde più intime di tutte alimentando le nostre paure, crea un legame più forte con il suo spettatore.
Naturalmente Nightmare non è il suo unico film di successo e l'horror non il suo unico genere, ma io lo ricorderò per questo, e lo ringrazio per avermi onorato con i primi incubi da pellicola, come ringrazierò sempre mio padre per avermi iniziato al genere...




martedì 17 marzo 2015

Save the sea

Ammetto di aver trascurato il blog non poco, e di interrogarmi sulla utilità di tenerlo aperto. Invero ci sono affezionata, e ho deciso che dovrei secondo me "specializzarmi" in un argomento solo, lasciando ai social network le altre argomentazioni più frivole.
L'idea sarebbe di dedicare il blog alla musica ad ampio raggio, in special modo i film sulla musica o in qualche modo connessi alla musica.

Mentre penso a questa ristrutturazione vorrei parlare di una cosa che mi sta molto a cuore. Chi mi conosce sa che sono particolarmente attenta ad animali e ambiente. Cerco di avere un basso impatto sul pianeta, ma per quanto mi sforzi mi rendo conto che produciamo troppi rifiuti, possediamo troppe cose e inquiniamo in modo smisurato.

Due giorni fa ho visto un servizio in tv dal nome "Salviamo il mare". Mi ha spezzato il cuore. Letteralmente. Cosa stiamo facendo al mare, alla Terra? Esistono ISOLE di rifiuti plastici a galla negli oceani di dimensioni assurde. E' roba nostra, siamo noi che la produciamo, siamo noi che ammazziamo il mare. Non posso postare il filmato visto in tv, ma questo rende l'idea.


Consumiamo e buttiamo troppa plastica, basti pensare alle bottiglie d'acqua, Ho intenzione di informarmi per acquistare acqua in bottiglie di vetro oppure per mettere  un filtro per l'acqua di rubinetto, accetto suggerimenti da chi è più informato di me.
Nel nostro piccolo possiamo fare tante cose per inquinare meno, usare sacchetti riciclabili della spesa in stoffa, comprare cibi senza involucri di plastica, usare cartoni al posto delle buste, comprare il latte e le bevande in contenitori di cartone, riciclare quando possibile.
Richiede uno sforzo in più, ma ne vale la pena.

Prendete un attimo di tempo per guardare questo documentario, non solo avveleniamo i mari con la plastica, ma condanniamo innocenti creature a cibarsi di essa.




Spero che l'uomo si dia una regolata, non possiamo maltrattare il Pianeta senza conseguenze.

mercoledì 14 gennaio 2015

IL POSTO DELLE ONDE - di Lucia Patrizi

Per Natale mi hanno regalato il Kindle Paperwhite. Confesso, ero ostile e un po' contrariata all'idea del sommo tradimento alla carta stampata e a quello che significa per me: odore, sottolineature, tatto.
Ma. Mi devo ricredere, è uno strumento alquanto interessante che mi ricorda il PAD di Star Trek...
Per vincere la contrarietà ho scelto un e-book di una autrice che conosco già, poichè leggo il suo blog Il Giorno degli Zombi, sto parlando di Lucia Patrizi. Mi piace molto come scrive nel blog, mi piacciono le sue recensioni argute ed ironiche, ma assolutamente competenti.
Posso dire che in fatto di horror sia la persona più competente che leggo.
Sapevo quindi che Il Posto delle Onde sarebbe stato un libro di qualità, ed era perfetto per cominciare il balletto con il mio primo e-book.

Questo e-book è scritto mirabilmente, non riuscivo a smettere di leggerlo, anzi, mi sono trattenuta per non leggerlo troppo velocemente perché mi ero irrimediabilmente affezionata a River, Alice e Bruce. 
Sebbene l'ambientazione sia l'apocalisse, scenario che ben conosciamo, nulla è scontato, specialmente il punto di vista.
Mi sono piaciute tante tante cose, ho sentito il libro nelle mie corde immediatamente, leggendo le citazioni di brani musicali all'inizio di ogni capitolo, cogliendo dei riferimenti a Virginia Woolf e Lovecraft, i riferimenti alla Scozia, tante piccole minuzie che ho adorato.
La scrittura è incalzante, eppure lascia il tempo di immaginare il mondo a cui i personaggi cercano di sopravvivere. E il contrasto tra il blu del mare e l'ocra del deserto è pazzesco, l'ironia è molto british - come piace a me - la musica è palpabile ed essenziale parte del racconto. 
Ma non voglio dire altro per evitare SPOILER.
Sono molto contenta di aver iniziato con questo libro, e ringrazio Lucia per averlo scritto, questa ragazza è un talento non da poco.

NOTA: immagine dell'e-book di proprietà di Lucia Patrizi; immagine del pad di proprietò di Star Trek.