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Più cura della luce!
Stay awake! Rimani sveglio, amico mio, resta sveglio e ricordati sempre di tenere accesa una luce da qualche parte, anche solo in un ripostiglio per quando ti sentirai di nuovo perduto, lost. Do you remember what you told me? Abbi cura della grazia, della luce. Stay awake, my friend, stay awake.
Forse è tutto questo. Avere più cura della luce. Non abbandonarsi alla notte. E non dico alla notte, non quella vera, dico al sonno.
Bisognerebbe riuscire a starci svegli, puliti, in mezzo alla vita.
Che non ti prenda più il sonno, il marcio del letto, che è lì che fanno le cimici, che poi si finisce a chiocciare come i vecchi, con qualcosa tra le mani.
Tutto tace e il mondo non ti trova, la vita non ti trova. L’ossessione si prende tutto. E niente è più vasto del bicchiere d’acqua in cui ti sei annegato.
Dunque se arrivi ad imparare che un’anima ti può rendere l’anima, bisognerà ricordarselo, perché non serve avere trovato. Bisogna ricordarsi di avere trovato.
Perché tutto può sparire attorno a noi. La casa, le strade, due occhi di biglie in un vestito a ciliegie, quello che eri fino adesso.
La notte ti prende e il mondo non basta più. Addio poesia, epica, amore per le scarpe, per i vestiti che iniziano a stare in piedi da soli, e sono proprio i tuoi vestiti. Tutto andato, e qualcuno ti viene a chiedere, “Ma che è successo, che è successo? E tu dici “Non lo so. Non lo so”.
Perduto! Lost! Chi è perduto?
Anche se sei nato già incapace di difenderti, schifosamente obbediente, così teso all’impiastro, non bisognerebbe essere troppo crudeli con se stessi. Non darsi mai un sogno di quiete, né oggi, né domani. Non bisognerebbe, come se tutto fosse da arraffare, se tutto fosse sempre bottino.Non bisognerebbe, o forse è l’unico modo. Amare sempre, nella colica. Vedere luci e abbagli e vederli scomparire subito, o stare a impazzire tra le camere, tra i rumori dei tubi degli altri.
Svuotarsi agli estranei, e non conservarsi niente.
Perché non si muore tutte le mattine.
Buttarsi sempre, non seguire la voce. Stordirsi. Curarsi di quello che non c’entra, affardellarsi il groppone, divorarsi, affezionarsi ai mali.
Non impadronirsi di niente.
Diventare meno ubbidienti e meno vigliacchi, perdere la poesia e le mutande, perdere ogni cosa di dosso, non conservare niente, e farsi attaccare tutto.
Curarsi invece l’anima, metterne un pò dentro, un pò da parte.
Come se non si dovesse morire per forza stanotte, come se ce ne fosse anche per domani, e dopodomani, perché è vero, si muore tutte le mattine, e un poco di più ogni volta e anche per tutte le altre volte".
           
Vinicio Capossela, Non si muore tutte le mattine p.321-322, Feltrinelli ed.2013

Commenti

  1. "...Dunque se arrivi ad imparare che un’anima ti può rendere l’anima, bisognerà ricordarselo, perché non serve avere trovato. Bisogna ricordarsi di avere trovato.
    Perché tutto può sparire attorno a noi. La casa, le strade, due occhi di biglie in un vestito a ciliegie, quello che eri fino adesso."
    Tanto che non ti riconosci più, e nel "buio" non riesci neanche più a farti una carezza...
    Più cura della luce. Stay awake....

    RispondiElimina
  2. Ah, ho scordato...solo perché lo sappiate gente, io voglio un bene enorme a Lady Simmons...poi non dite che non vi avevo avvisati....Bon.

    RispondiElimina
  3. Incredibile, pur non essendo un fan di Capossela mi sono trovato non a uno, ma a tre dei suoi concerti.
    E devo dire che tutte le volte mi ha fatto una gran bella impressione.
    Adoro la sua ovunque Proteggi.

    RispondiElimina

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